mercoledì 1 aprile 2015

giovedì 8 gennaio 2015

JE SUIS CHARLIE HEBDO

La Lega Araba e L'Università al-Azhar, uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita, hanno fermamente condannatoil tragico attentato contro la sede del giornale Charlie Hebdo a Parigi.
Anche la Comunità del mondo arabo in Italia (Comai) «condanna con fermezza l'attentato e un tipo di violenza contro i civili e contro chi fa il suo lavoro tutti i giorni come i giornalisti per dare informazioni alla società civile». La Comai, per bocca del suo presidente Foad Aodi, si dice «molto indignata per il continuo utilizzo della religione islamica in modo per fini personali da gruppi estremisti che non c'entrano per niente con il vero Islam».
La Comai lancia dunque «un appello alla comunità araba e islamica in Francia per condannare subito l'attentato e collaborare con il governo francese e le autorità parigine affinchè si continui nella convivenza pacifica e isolare ogni forma di terrorismo dalla nascita». La Comai inoltre «si appella al governo italiano e alla comunità europea affinchè collaborino tutti insieme per combattere il terrorismo di qualsiasi origine ma anche per tutelare la convivenza pacifica, l'integrazione dei cittadini di origine straniera senza strumentalizzazioni politiche e atti di razzismo nei confronti degli stessi immigrati in Italia e in Europa tramite neomovimenti di estrema destra».

(fonte: sole 24ore)

lunedì 15 dicembre 2014

martedì 7 ottobre 2014

Eckhart Tolle caricature

Ecce mitto angelum meum

Questo è scritto nel Vangelo e significa: "Vedete, io invio il mio angelo".
Bisogna innanzitutto sapere cosa è un angelo perché un testo dice che dobbiamo essere uguali agli angeli. Un maestro dice che l'angelo è un'immagine di Dio. Un altro dice che è formato secondo Dio. Un terzo dice che è un puro specchio, che possiede e porta in sé la somiglianza con la bontà divina e la purezza divina del silenzio e del mistero di Dio, per quanto è possibile. Uno dice che è una pura luce intellettuale, separata da tutte le cose materiali. Noi dobbiamo diventare simili a questi angeli. Ogni essere conoscente deve conoscere in una luce che è nel tempo, perché, qualsiasi cosa pensi, la penso in una luce situata nel tempo e temporale. L'angelo, invece, conosce in una luce che è al di sopra del tempo, ed eterna. Perciò egli conosce in un "ora" eterno, mentre l'uomo conosce in un "ora" temporale. L'"ora" temporale è il più piccolo di tutti. Togli questo "ora" temporale e tu sei dappertutto, e possiedi la totalità del tempo. Essere questo o quello non significa essere tutto, giacché, in quanto sono questo o quello, o in quanto possiedo questo o quello, in tanto io non sono tutto e non possiedo tutto; ma se tu togli il tuo esser questo o quello, o il tuo possedere questo o quello, tu sei tutto e tutto possiedi. Nello stesso modo, se non sei qui o là, sei dappertutto. Così dunque, se non sei questo né quello, sei tutto. L'angelo è ed agisce intellettualmente nel suo luogo, e costante è la sua contemplazione, il cui oggetto è l'essere intelligibile. Perciò il suo essere è tanto lontano da tutte le cose. È lontano da tutto quel che è molteplicità e numero.
Diciamo ancora qualcosa della parola pronunciata: "Io invio". Un testo tace la parola "io", un altro la dice. Il profeta dice: "Io invio il mio angelo", ma l'evangelista sopprime l'"io". Che significa l'omissione di "io" in un testo?
Significa innanzitutto che Dio è inesprimibile, innominabile, al di sopra di ogni parola nella purezza del suo fondo; che nessuna parola o asserzione può contenerlo, perché è inesprimibile per tutte le creature, ed indicibile. Un secondo significato è che l'anima è inesprimibile e indicibile, quando la si consideri nel suo proprio fondo, là dove è indicibile ed innominabile, tanto che nessuna parola può contenerla, perché essa è al di sopra di ogni nome e di ogni parola. Ecco perché la parola "io" è omessa, perché non v'è per essa né parola né asserzione. Un terzo significato è che Dio e l'anima sono talmente una sola cosa, che Dio non può avere alcuna proprietà o qualcosa che lo separi dall'anima, in modo tale che l'evangelista non può dire: "Io invio il mio angelo", perché, se dicesse "io", Dio sarebbe diverso dall'anima: se dicesse "io", indicherebbe qualcosa di diverso rispetto all'anima. Perciò è taciuta la parola "io", perché Dio e l'anima sono talmente una sola cosa, che Dio non può avere niente di proprio, che niente può essere detto di Dio che indichi una distinzione o una alterità.
D'altra parte, quando il testo dice "io", ciò significa innanzitutto l'essenza di Dio, che solo Dio è, perché tutte le cose sono in Dio e da Dio; fuori e senza di lui, niente è in verità, tutte le creature sono cosa meschina ed un puro nulla in rapporto a Dio. Perciò, quello che esse sono in verità, lo sono in Dio, e dunque Dio solo è, in verità. Così, la parola "io" indica l'essenza della verità divina, perché è l'attestazione di una essenza. È la prova che solo lui è. In secondo luogo, significa che non esiste separazione tra Dio e tutte le cose, perché Dio è in tutte le cose: è più intimo ad esse di quanto non lo siano a se stesse. Così, non esiste separazione tra Dio e tutte le cose. Nello stesso modo, non deve esistere separazione tra l'uomo e tutte le cose; ovvero, l'uomo non deve essere niente in se stesso, assolutamente distaccato da se stesso: così non esiste separazione tra Dio e tutte le cose. Nello stesso modo, non deve esistere separazione tra l'uomo e tutte le cose; ovvero, l'uomo non deve essere niente in se stesso, assolutamente distaccato da se stesso: così non esiste separazione tra lui e tutte le cose, ed è tutte le cose. Infatti, nella misura in cui non sei niente in te stesso, nella stessa misura sei tutte le cose, e non esiste separazione tra te e le cose. Perciò, nella misura in cui non sei separato da tutte le cose, in questa misura sei Dio e tutte le cose, perché la divinità di Dio consiste nel fatto che non v'è separazione tra lui e le cose. Dunque l'uomo, in cui non esiste separazione tra lui e le cose, coglie la divinità là dove Dio stesso la coglie. In terzo luogo, la parola "io" indica qualcosa della perfezione del nome "io", perché questo non è un vero nome; sta al posto di un nome e della perfezione del nome, ed indica una immutabilità ed intangibilità, e dunque vuol dire che Dio è immutabile ed intangibile, una eterna stabilità. In quarto luogo, significa la nuda purezza dell'essere divino, che non ha alcun essere accanto ad esso. Infatti la bontà, la saggezza, e tutto quel che si può dire di Dio, tutto questo è un essere-accanto al puro essere di Dio, ma questo essere-accanto rende estraneo l'essere. Così, la parola "io" indica la nuda purezza dell'essere di Dio, come in se stesso è, senza quell'essere-accanto che rende estraneo e lontano.
Parliamo ora, di nuovo, degli angeli, di cui ho detto prima che sono un'immagine di Dio, ed uno specchio che possiede in sé la somiglianza della bontà e della purezza del silenzio e del mistero di Dio, per quanto possibile. Noi dobbiamo essere simili agli angeli e dunque essere una immagine di Dio, perché egli ci ha creati a sua immagine. L'artefice che vuol fare un'immagine dell'uomo, non la fa di Corrado o di Enrico. Se facesse un'immagine di Corrado o di Enrico, non avrebbe l'intenzione di riprodurre l'essere umano, ma Corrado o Enrico. E se facesse un immagine di Corrado, la sua intenzione non sarebbe Enrico, perché, se ne fosse capace e lo potesse, riprodurrebbe assolutamente Corrado dal vero e assolutamente somigliante. Ora Dio ha completamente questa capacità e questo potere, e perciò ti ha fatto assolutamente simile a lui ed immagine di se stesso. Ma "simile a lui" indica qualcosa di estraneo e lontano, mentre tra Dio e l'uomo non v'è estraneità o lontananza. Perciò l'uomo non è simile a Dio, ma assolutamente identico e lo stesso che egli è, assolutamente.
Non so e non posso dire niente di più, e così termina questo sermone; ma un giorno pensavo, mentre stavo camminando, che l'uomo dovrebbe essere così completamente distaccato nella sua intenzione, da non dover pensare a niente e a nessuno, se non alla divinità in se stessa: né alla beatitudine, né a questo né a quello, se non a Dio solo in quanto Dio, ed alla divinità in sé, giacché ogni altra cosa cui pensi è un essere-accanto alla divinità. Togli perciò ogni essere-accanto alla divinità, e coglila nuda in se stessa.
Che Dio ci aiuti a giungervi. Amen.
(Meister Eckhart)